...grazie a Dio, ci sono gli eretici, che vanno a braccetto con gli asburgici e che si fanno aiutare dagli alpini!
Il potere della condivisione (di Silvia Sbarra)
Forse non sono poi così sconosciuti...
Lo ammetto, non so che scuola hanno frequentato, dove abitano, qual è il loro colore preferito, non so neanche bene che lavoro fanno, però con loro ho costruito un solido ponte tibetano e sono sopravvissuta all’era glaciale; so chi sa fare i pici, chi le crostate e chi sa sbucciare e tagliuzzare l’aglio; con loro, ho vagato in un paesino alla ricerca di un significato……………
…………………so che qualcuno preferisce stare al passo del più lento, anche se potrebbe camminare veloce; qualcun altro è stato invitato a rallentare, ma stava sfidando se stesso; a volte, per qualcuno, è stato difficile rimanere dove doveva stare; so che qualcuno si è quasi sentito male, ma non ha mollato; qualcuno ci ha spiati, per poterci fare un regalo più bello; so chi guarda affascinato l’orizzonte, sognandone un altro; con loro, ho assaporato il silenzio del Monte Labro; so cosa provano se camminano al buio in un bosco; so che si emozionano di fronte a un libro già letto, o ancora prima di leggerlo...e sono sicura che tutti (o quasi tutti) abbiamo raccontato la storia di David, al nostro rientro!
In-Esperienza Forma-Tiva (di Giorgia Pizzuti)
………….Consapevoli o no ogni giorno inseguiamo un percorso, un sentiero, un orientamento... Perché comunque e dovunque finiamo sempre per cercare una meta, una destinazione finale, qualcosa che ci dia ‘forma’, che plachi la nostra sete, l’ansia generata dalla nostra pressoché totale instabilità dell’essere.
Ma il punto, se un punto c’è, è rendersi conto che la bellezza di tutto questo è già solo nell’appoggiare un piede dopo l’altro, nel guardare le orme che stiamo lasciando, quelle che lasceremo e abbiamo già lasciato.
E così è stato in quei giorni.
Cari Ale, Cami e Chicca (di Ilaria Apollonio)
………….Di ricordi ne ho tanti, belli, intensi, dolorosi; mi parlano, mi riecheggiano frammenti di immagini, di frasi, di sguardi; e poi un’immagine più di tutte si fa strada, si fa luce nel buio una “ciotola” con delle candele, nel bosco di notte; è tutto buio intorno a me, decido che è il mio turno, lo sento, mi alzo, mi copro, ho sentito tanto freddo nei giorni scorsi; ho paura di affrontare il freddo del buio, il freddo del silenzio che mi aspetta e aspetto; poi un segnale mi arriva e apro la porta, sento il rumore della porta che si apre, sento la resistenza della porta che si deve fare strada nel muro di aria che le si para davanti e in un istante capisco che la resistenza è la mia; esisto questo è certo, ed esco: prima di tutto mi oriento, cerco dei riferimenti, chiazze bianche, neve, chiazze scure, acqua, alberi, rami, tronchi e poi sento, nel silenzio, il mio cuore, batte, vuole essere ascoltato. La prima sorpresa è l’abbraccio del calore dell’aria fresca, il freddo non c’è più, anzi, ho caldo, mi tolgo il cappello, ho bisogno di sentire, i rumori dei miei passi, i rumori del bosco animato; mi sfilo anche i guanti, ho bisogno di toccare l’aria, ho bisogno di toccare il buio che mi circonda; cammino, so qual è la direzione, so che capirò quando sarò arrivata; affronto “il viaggio” con il mio naturale incedere, mi sento felice, mi sento in pace; sono arrivata, li vedo, sono lì, belli, li vorrei abbracciare, li vorrei stringere tutti e di fatto lo faccio con lo sguardo, con la mia emozione; li vorrei portare sempre con me per fermare quell’istante, pieno di emozione e carico di energia.
Un pensiero mi accoglie: penso a voi Cami e Chicca, e a te Ale, a quando tra 1 mese, 1 anno o 15 anni, chissà, ci troveremo a camminare insieme nel buio, in silenzio, quanto sarà importante ascoltare il silenzio che ci circonda, quanto sarà importante toglierci i cappelli e i guanti e godere del tepore dell’aria buia e fredda e quanto sarà importante rincontrarci intorno alla nostra “ciotola” con le candele, stringerci in un abbraccio di sguardi, di sensazioni, di emozioni, e lasciarci liberi di piangere, parlare e tacere.
IALT (di Fabio de Luca)
……Una miriade di passanti da ascoltare, moltissimi passi da compiere, una meta da raggiungere lontana, lontana, piccola, piccola all’orizzonte, che s’avvicina centimetro dopo centimetro, respiro dopo respiro, fatica dopo fatica. Tanta dolcezza da assaporare, tante situazioni da impastare, condire e per certi aspetti, anche culinari, tanti elementi da miscelare perché esca un piatto ricco di energia, divertimento e emozioni.
Tanti letti, non solo libri interessanti e da regalare con affetto a chi ha cose da vendere e che certe volte invece regala così, liberamente, senza pensare e senza tornaconto, ma anche spazi in cui dormire insieme, augurandosi la buona notte, sopportando le reciproche differenze, il respiro a volte più affannoso, a volte più rumoroso.
……….Torce frontali che, quando vogliamo, sono accese e danno sicurezza al nostro istinto. Un istinto capace di vedere anche di notte, nei momenti bui della nostra vita, facendoci fare i passi giusti e decisi. Un istinto che mi ha fatto accorgere che accanto a ciascuno di noi esiste una squadra assortita, piena di risorse. Una squadra che nel sentiero di ritorno dopo una splendida passeggiata nel bosco in notturna mi ha permesso di lasciare andare tutto e di godermi il piacere di essere trascinato a occhi chiusi da una corrente..
Scoperte…(di Laura Maria Rossi)
…Ho scoperto che ogni persona ha mille storie da raccontare. Saper ascoltare, imparare a farlo in maniera completa, è una delle cose che più ci può arricchire.
Ho scoperto che anche ogni luogo, persino un piccolissimo paese, ha la sua storia da raccontare… Una storia che può essere sorprendente… E saper chiedere, a volte, è più importante di sapere.
Ho scoperto quanto è importante dare un significato profondo ai propri obiettivi, in modo che superare gli ostacoli sia più semplice e raggiungere la meta sia ancora più appagante.
Ho scoperto che camminare insieme fa dimenticare ogni fatica.
Ho scoperto che, in un gruppo, più si è diversi e più si è ricchi.
Ho scoperto quanto è bello camminare in un bosco di notte, cercando la piccola luce di una candela e trovando il calore di un gruppo che ci aspetta.
Ho scoperto quanto è bello apprendere da chi vive profondamente le tradizioni della sua terra ed ha il piacere di trasmetterle… E ho scoperto come si fanno i pici.
Ho scoperto un modo diverso, dinamico e stimolante di fare formazione e di riflettere sulle proprie esperienze.
Ho scoperto quanto è bello regalare un libro che ha per noi un significato.
…. Percezioni… (di Chiara Sisti)
……Ho corso molto per star dietro a tutti i professionisti che costituivano il gruppo.. sentendomi a volte inadeguata e scoprendo che forse è proprio quest’area in cui voglio crescere.
A volte si crede di conoscersi, a volte si ha un’immagine di se stessi lontana da quella che è in realtà. Conoscendo se stessi si diventa consapevoli di come agire nella realtà e di quali sono gli aspetti significativi della propria vita…………
…………..“La camminata nel bosco” , l’attività da me preferita ha segnato il mio percorso: camminando sono affiorate dinamiche contrastanti, inizialmente freddo, paura ,ansia di minuto in minuto si sono trasformate in leggerezza,serenità, tranquillità; un contatto diretto, una percezione totale di me stessa: corpo e mente camminavano all’unisono.
Grazie a voi tutti per avermi dato la possibilità di provare tutto questo.
Il formatore esperienziale (di Andrea Tarantino)
È bello praticare ciò che si conosce solo ad un livello teorico.
Come immaginavo, il formatore esperienziale lavora non tanto con le conoscenze, ma con le competenze, continuamente aperto agli stimoli provenienti dall’ambiente esterno e capace di cogliere ciò che, pur essendo sotto gli occhi di tutti, non tutti sanno cogliere.
Il formatore esperienziale è un professionista che ha preso contezza dell’incertezza, dell’instabilità, della complessità del reale, ma anche della forte valenza teorica del sapere pratico. ……
….In altri termini è come “aprirsi”, con sguardo riflessivo, alla complessità degli eventi quotidiani, a tutto ciò che succede nella vita di tutti i giorni, alla bellezza della semplicità. In termini colti sarebbe come dire che la vita è apprendimento, ma affinché l’apprendimento possa diventare vita bisogna continuare ad emozionarsi e a sorprendersi.
L’esperienza vissuta mi ha fatto portare a casa l’immagine di un professionista, il formatore esperienziale, che abilmente “improvvisa”, con gusto si sorprende, con maturità si emoziona.
Frammenti (di Sergio Cabigiosu)
Ho sempre creduto nella teoria del “destino orientabile”! Una follia, forse, ma ancora una volta ho avuto la prova che poi la mia teoria non sia tanto folle. Non tutto dipende dal caso! Certo nella vita ci va del “culo”! Innegabile! Ma quanto influenziamo noi, con le nostre scelte, i nostri viaggi, i nostri corsi….il “normale” corso del nostro destino?
Cammino da solo ed in silenzio nel buio della notte in un bosco. Sono al Pigelleto, un posto per me fino a qualche ora fa sconosciuto! In un attimo faccio un salto indietro di 10 anni, quando ero militare. Sarà il goretex mimetico, con il suo odore di naja! Ebbene si, perché la naja ha un odore e noi maschietti lo sappiamo bene. Tempi duri, addestramenti estenuanti, movimenti tattici ed interminabili pattiglie notturne. Camminare tutta la notte all’inseguimento di un punto, due coordinate, tre sottufficiali con il VM che ci avrebbe riportato in caserma, dopo la lunga fatica.
Odiavo il momento in cui il tramonto si portava via la luce e il resto del cammino era di notte, nel buio indefinito e interminabile della notte. Unica luce, unica speranza, gli occhi di gatto, due piastrine fluorescenti sull’elmetto!
Ma qui non siamo al militare, non ci sono zaini, non ci sono obiettivi, non ci sono fucili. E allora tutto sembra più bello. Riesco a ritrovare il fascino magico del bosco di notte. Mi muovo piano, senza fare rumori, ma non è più tattica, è rispetto! Il bosco dorme ed io non voglio svegliarlo.
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Quando nel 2010 arrivi in posti, come la Riserva del Pigelleto, ti sembra di fare un salto temporale all’indietro. Nel giro di qualche ora trasudi il superfluo e ti accorgi che sana e genuina possa essere la vita semplice. Non sono certo le casse o il cavo ADSL a riportarti alla realtà attuale. L’aria è diversa, lo stile è diverso, le persone sono diverse. C’è Renato, il gigante buono, che gestisce il posto. C’è sua mamma, con le mani doloranti, che ci insegna a fare la pasta. C’è il nipotino, che corre a destra e sinistra, miracolosamente non legato ad un filo di PS o DS che sia!
Forse anche questo fa parte del corso, dell’apprendimento o dell’insegnamento. Sono i modelli che ci mancano. Siamo pieni di cose ovvie e comode, di pigrizia e presunzione. Meno male che ogni tanto c’è…il Pigelleto!



